L'allenamento cognitivo può davvero renderci più intelligenti?
Come potenziale mezzo per migliorare le funzioni cognitive generali, gli interventi di allenamento cognitivo basati sul computer sono diventati sempre più popolari sia tra i bambini che tra gli adulti. Le aziende commerciali che offrono il cosiddetto "allenamento cerebrale" sviluppano costantemente nuovi programmi e app, pubblicizzandoli con slogan accattivanti come "Pensa più velocemente, concentrati meglio e ricorda di più con BrainHQ " o " CogniFit [...] potenzia le capacità cognitive più deboli del tuo paziente e la plasticità cerebrale".
Se e in che misura promesse di questo tipo possano essere mantenute è stato oggetto di un acceso dibattito alla luce delle attuali scoperte scientifiche.
Nel 2014, il Max Planck Institute for Human Development, lo Stanford Center on Longevity e un gruppo di oltre 70 importanti psicologi cognitivi e neuroscienziati hanno firmato un dichiarazione di posizione affrontando questi problemi. In quel documento, i ricercatori hanno concluso che non vi sono prove sufficienti a sostegno delle molteplici affermazioni di marketing delle aziende che si occupano di allenamento cerebrale, le quali suggeriscono che i loro prodotti possano migliorare le funzioni cognitive generali o ritardare il declino cognitivo legato all'età.
Dovremmo quindi scartare del tutto l'idea che l'allenamento cognitivo possa essere efficace?
La cognizione nel corso della vita
Per rispondere a questa domanda, dobbiamo innanzitutto comprendere come le abilità cognitive (ad esempio, memoria, intelligenza, attenzione) cambiano e possono essere modificate nel corso della vita. Sebbene i cambiamenti evolutivi nella cognizione possano essere caratterizzati da crescita e declino in qualsiasi momento del ciclo vitale, la maggior parte delle abilità cognitive si differenzia e migliora dalla prima infanzia alla prima età adulta, per poi tendere a de-differenziarsi e a declinare nella tarda età adulta, con le abilità fluide (ad esempio, velocità di elaborazione, memoria, ragionamento) che si deteriorano prima delle abilità più consolidate e basate sulla conoscenza (ad esempio, il vocabolario).
Queste sono le tendenze generali nello sviluppo cognitivo, ma è importante notare che gli individui differiscono nei loro livelli di funzionamento cognitivo e nei cambiamenti legati all'età.
"Le ricerche hanno dimostrato che uno stile di vita attivo è associato a livelli più elevati di funzionamento cognitivo e a un minore declino cognitivo."
Mentre alcune persone possono conservare una memoria eccezionalmente buona anche a 80 anni, altre possono avere difficoltà a ricordare nomi o numeri di telefono persino a 60 anni. Queste differenze individuali sono influenzate in parte da fattori legati allo stile di vita, come le attività intellettuali, sociali e fisiche, che possono essere gestite attivamente dall'individuo.
La ricerca ha dimostrato che uno stile di vita attivo è associato a livelli più elevati di funzionamento cognitivo e a un minore declino cognitivo. Sulla base di tali risultati, i ricercatori hanno iniziato a sviluppare interventi standardizzati di allenamento cognitivo – attività intellettualmente stimolanti – per migliorare o stabilizzare il funzionamento cognitivo nel corso della vita.
Efficacia degli interventi cognitivi: benefici dell'allenamento vs. effetti di trasferimento
Numerosi interventi di training si sono concentrati sulla memoria di lavoro. La memoria di lavoro è un'abilità cognitiva con una capacità limitata di immagazzinare e manipolare temporaneamente le informazioni. Questa capacità è importante per portare a termine con successo una varietà di compiti complessi della vita quotidiana, come risolvere problemi matematici, leggere il giornale o imparare una nuova lingua.
Negli ultimi due decenni, numerosi studi hanno valutato l'efficacia di alcuni programmi di allenamento della memoria di lavoro nel migliorare le prestazioni individuali in compiti specifici (ovvero, i benefici dell'allenamento).
"La misura in cui tali miglioramenti possono essere applicati ad altri compiti è limitata."
Ancora più importante, gli studi hanno anche cercato di determinare se gli effetti di tali programmi potessero generalizzarsi a compiti cognitivi non allenati che misurano l'abilità allenata in modo diverso (ovvero, trasferimento vicino) o persino ad abilità non allenate (ovvero, trasferimento lontano).
Recenti evidenze suggeriscono che, sebbene sia i bambini che gli adulti abbiano mostrato un miglioramento significativo nelle loro prestazioni nei compiti di memoria di lavoro allenati, la misura in cui tali miglioramenti possono essere trasferiti ad altri compiti è limitata. Vi sono alcune prove a sostegno di effetti di trasferimento a breve termine, che indicano come l'allenamento della memoria di lavoro migliori anche le prestazioni in compiti di memoria di lavoro non allenati, ma il trasferimento a lungo termine ad abilità cognitive non allenate, come l'intelligenza, è raramente riscontrato.
Il ruolo delle caratteristiche individuali
Al momento, sembra che l'allenamento cognitivo non sia una soluzione universale per potenziare le funzioni cognitive al di là dei compiti specifici allenati. Pertanto, i ricercatori hanno iniziato a studiare l'influenza delle caratteristiche individuali sui risultati dell'allenamento.
Esistono infatti alcune prime evidenze che suggeriscono che specifici tratti della personalità, la motivazione, le prestazioni cognitive di base o le variabili demografiche (ad esempio, l'età) possano influenzare i risultati dell'addestramento. Ad esempio, i ricercatori hanno scoperto che gli individui coscienziosi mostrano prestazioni migliori nell'addestramento e nel trasferimento delle conoscenze, mentre gli individui nevrotici generalmente ottengono risultati peggiori.
"Al momento, sembra che l'allenamento cognitivo non sia una soluzione universale per migliorare le funzioni cognitive al di là dei compiti specifici per cui è stato allenato."
Tuttavia, la letteratura scientifica presenta ancora notevoli lacune e sono necessarie ulteriori prove per giungere a una conclusione definitiva sull'efficacia dell'allenamento e sui suoi potenziali benefici per i soggetti coinvolti.
Se comprendessimo meglio le caratteristiche individuali che predicono l'efficacia dell'allenamento, potremmo distinguere più facilmente i sottogruppi di individui che rispondono agli attuali interventi di allenamento cognitivo da quelli che non lo fanno, e promuovere in futuro lo sviluppo di interventi di allenamento individualizzati.
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